Un safari qualunque - cronache di un concerto

Un lunedi non qualunque, a Firenze. La mia ragazza mi convince a portarla al concerto di Jovanotti. Ed io le regalo i biglietti volentieri. E smuovo il mio culone dal divano, almeno una sera ogni tanto.

Jovanotti ha ormai vent’anni di carriera, avevo circa 15 anni quando cantava “ragamuffin” o amenità del genere. E le ascoltavo pure! L’album si intitolava “jovanotti for president“. Probabilmente se lo avessimo eletto, in questi 20 anni avrebbe fatto meno danni di chi si è avvicendato al governo.

Così siamo stati al Mandela forum . In 20 anni il ragazzo di strada ne ha fatta tanta. Soprattutto è riuscito a scrivere (poche) canzoni bellissime (ad onor del vero anche altre che proprio non mi piacciono).

Safari - Concerto


Il concerto inizia direttamente con Jovanotti sul maxischermo, collegato da una stanza sotto il palazzetto, dove aveva cenato con la sua band. Ci canta, accompagnato da una chitarra acustica, la canzone “Bella”. In effetti la canzone è bella, peccato che ne fa metà per poi terminare e presentarsi sul palco.

Finalmente arriva… luci, colori…. anzi… buio pesto… quando comincia a cantare con una giacchetta infarcita di neon o “trekking lights”. Carina l’idea. Meno carina la musica. Mezzora di quelle canzoni che possono aiutare nei casi di stipsi.

Finalmente le luci cominciano ad alzarsi, lo si vede un pò meglio, le telecamere lo inquadrano e lo proiettano sul maxischermo: noto solo ora che non è più un giovinetto. Gronda sudore da ogni dove. E’ assimilabile ad un incrocio tra Ferrara e Fassino. Magro come il secondo, grondante di sudore e di unto come il primo quando è sotto i riflettori (pure quando non lo è, ad onor di cronaca). Ha bisogno di un pò di calma.

Infatti attacca con “per te“. Valentina (la mia ragazza) mi fa: “che bella questa canzone!! sentila!!”. E mi abbraccia. Che bel momento romantico. Peccato che dopo 30 secondi il buon Lorenzo scazzi il testo mentre tutti cantavano in coro. Si ferma, chiede scusa asserendo che durante le prove era sempre venuta perfetta e chiede alla band di ricominciare. Vabbè cazzo… 40 euro di biglietto… IMPEGNATI DI PIU’!!

Dopo quasi due ore il concerto finisce. L’ultima mezzora è stata più orecchiabile e Jova ha cantato le canzoni che personalmente mi piacciono di più.

Un paio di note: una volta si usavano gli accendini per creare atmosfera. Adesso si usano i cellulari e le fotocamere. In platea quelle macchiette bianche che vedete in foto sono infatti gli LCD delle fotocamere e dei cellulari. Che belli i vecchi tempi.

Seconda nota: Jova, ma perchè prendi i batteristi (due, per la cronaca, ed entrambi bravi) stranieri ? Li devi far arrivare dal bronks e dall’inghilterra per forza ? In italia ce ne sono tanti altrettanto bravi (messaggio promozionale).


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Miele per gli orsi, altro per le mosche.